ERUDIZIONE ACCADEMICA

(ACADEMIC SCHOLARSHIP)

CHRIS RAWLINS

TRADUZIONE A CURA DEL TIG (www.tig.org.za)

 

Gentilissimi:

Scrivo a sostegno del continuo sforzo di Claus Jensen affinche' si riesca a raggiungere un dialogo tra i punti di vista profondamente diversi sostenuti dagli scienziati uniti dall'interesse comune di porre termine al travisamento dell'iniziativa scientifica causato dall'ideologia e dal dogma motivati da interessi commerciali.

Siccome l'articolo precedente di Duesberg e coll., che metteva in dubbio a Harvard per quanto riguarda la questione della piaga di sesso in Sudafrica, provoco' la censura di un giornale fondato diverso tempo prima, oltre al licenziamento di un editore di tutto rispetto, supponevo che loro avrebbero fatto piu' attenzione prima di ripetere il disastro e tutte le conseguenze negative per quelli che mettono in dubbio l'industria del virus del sesso.

Avendo Claus attirato la mia attenzione verso il loro piu' recente articolo pubblicato sul Giornale italiano di anatomia ed embriologia, ho constatato con mia grande sorpresa che non hanno imparato nulla in assoluto dall'esperienza e, ignorando le critiche generalizzate sia di Essex e del suo dottorando, sia di quelli tra di noi che abbiamo presentato prove statistiche per promuovere un dialogo tra i punti di vista dissidenti profondamente divisi, Duesberg e coll. si sono infilati come un elefante in un negozio di porcellane dimentici del rumore attorno.  

Incredibilmente, loro sostengono i loro argomenti basandosi sulla stessa tautologia senza senso, e cioe', sulle morti attribuite da StatsSA alla malattia dell'HIV; sulle stesse congetture nei confronti degli aumenti nella popolazione; sulla stessa interpretazione fuorviante delle statistiche prima del parto provenienti dal ministero della sanita' di proprieta' dell'industria, come se fossero applicabili all'intera popolazione; sulla stessa confusione riguardo a queste statistiche prima del parto, e cioe', se rappresentano o no un aumento reale oppure artificiale nel decennio che va dal 1990 al 2000; sulla stessa confusione nei confronti di una frazione delle morti attribuite da StatsSA, e cioe', se rappresentano davvero morti provocate da cause precedentemente sconosciute o no; sugli stessi non sequitur [conclusioni false] completi, a conferma della convinzione prestabilita che c'e' un virus passeggero; sugli stessi collegamenti illogici tra dati molto diversi che orientano completamente nella direzione sbagliata e che non riescono a cogliere i bersagli, presentati dai dogmatici di Harvard assieme alle loro affermazioni manifestamente false. Non appena ho letto l'argomento basato su due scatole vuote di casi segnalati dall'OMS, lo ho interpretato, come Claus, come una sorta di parodia o di satira perche' certamente gli eruditi universitari non potrebbero presentare quelle prove in un argomento serio. Peter Duesberg e' famoso per la sua arguzia che deprezza se stessa, come dimostrato dalla sua affermazione “parliamo coi matti finche' alla fine ci rendiamo conto che siamo uno di loro”. Tuttavia, ho controllato con incredulita' la prima pagina a conferma che l'articolo fosse davvero stato pubblicato su un giornale accademico.

La prima questione da sollevare e' il fatto che non ci sia alcuna confusione riguardo alla fonte dei totali, pubblicati dall'OMS e da UNAIDS, della mortalita' in Sudafrica causata dalla sindrome. I totali provengono da attuari, da economisti, e da assicuratori professionisti di Sudafrica, gente che altrimenti non sarebbe mai stata conosciuta aldifuori dei loro parenti stretti e dei loro amici, se non fosse per il fatto che si resero conto di cio' che rappresenta l'HIV/AIDS, e cioe', una miniera d'oro. Nel 1998, Alan Whiteside, un professore di economia presso l'universita' di KwaZulu-Natal, commissiono' proiezioni alla Metropolitan Life, un colosso delle assicurazioni sudafricano, proiezioni che facevano parte di un articolo per il Programma di sviluppo di Nazioni Unite.

L'incontro con Whiteside rafforza la convinzione che lui sarebbe stato molto fortunato di trovare un posto universitario nel mondo competitivo del suo Regno Unito natio, ma come molti mediocri in Sudafrica, ha fatto una carriera di successo basandosi sulla sindrome e sul virus. Cosi' come il pediatra Jerry Coovadia, l'organizzatore del convegno del 2000 a Durban, che lo esprime in questa maniera: “almeno nel mondo dell'HIV/AIDS ho una reputazione che non avevo prima”. Peter Doyle, laureato in science commerciali, divento' l'amministratore delegato di Metropolitan Life, e attualmente e' presidente del collegio di attuari di Sudafrica, ed e' stato l'incaricato delle prime proiezioni computerizzate a lungo termine, cio' che ci fa ricordare che questa e' l'epoca in cui gli uomini di affari cominciarono a sfruttare appieno il potenziale dei loro fogli di calcolo elettronico.

Nel 2004 Doyle descrisse alla stampa il fremito di eccitazione che ebbe nel rendersi conto che l'aumento enorme nella mortalita' tra i giovani, secondo quanto riportato da StatsSA, confermava le proiezioni sofisticate del suo modello computerizzato accuratamente calibrato. Doyle prese un pre-pensionamento ai 53 anni proveniente dai suoi guadagni disonesti, e si propone di viaggiare per il mondo. Il primo modello di Doyle, pubblicato nel 2000 nel libro di Whiteside e Sunter “L'Aids, la sfida per Sudafrica” (Aids, The challenge for South Africa), mette in mostra le morti in aumento causate dalla sindrome, e cioe', da 156.000 nel 2000, fino a 390.000 nel 2005, e 531.000 nel 2009. La relazione sulla mortalita' di StatsSA per il 2009 mette in mostra che le morti dovute a tutte le cause siano di 615.000, basandosi sulla completezza del 93%. Sunter era un'altro uomo d'affari ambizioso proveniente dall'Anglo-American.

Poi c'e' Rob Dorrington, un'altro attuario e gia' organizzatore del comitato di Aids del collegio di attuari di Sudafrica (ASSA), e anche lui si rese conto presto del potenziale di mercato tramite il perfezionamento degli estremamente dettagliati modelli computerizzati di ASSA, e sua compagna Debbie Bradshaw completo' l'iniziativa assumendo la direzione dell'unita' di incidenza di malattie del consiglio sudafricano di ricerca scientifica.

Bradshaw studio' biostatistica dopo la laurea in filosofia ad Oxford, ma come loro, lei ritiene che prendere parte alle discussioni su punti di vista opposti non faccia parte della vita accademica. Cosi' come James Chin descrisse graficamente, una volta che queste proiezioni locali raggiunsero l'OMS, sono state lucidate e raffinate a piacimento, ed i totali della mortalita' che sono stati pedestremente ripetuti e spediti in Sudafrica diventarono parte del folclore che la gente comune priva di una laurea in gestione aziendale non dovrebbe sfidare. Non importa che i modelli computerizzati fossero stati raffinati in continuazione, e che le proiezioni fossero diminuite in continuazione ai fini di corrispondere alla realta' proveniente da StatsSA, poiche' Doyle e Dorrington riescono a godere i loro pre-pensionamento senza lo stress causato dalla preoccupazione della terribile piaga di sesso in Africa. Se si accomuna questa frode all'impegno appassionato alla causa di qualche omosessuale di alto profilo come Edwin Cameron, Zackie Achmat, Mark Gevisser, Pieter Dirk-Uys e Johny Steinberg, si comincia a capire le origini e la persistenza della piaga di sesso in Africa.

Qual'e' l'attinenza delle circa 12.000 morti attribuite da StatsSA alla malattia dell'HIV e presentate da Duesberg e coll. come prova dell'esistenza di un virus passeggero completamente innocuo? A pagina 29 dell'ultima relazione di StatsSA del 2009 sulla mortalita' e le cause di morti, il punto 4.3 e la tavola corrispondente 4.2 descrivono il metodo per accertare la causa di morte. Nel 33% delle morti la causa e' stata accertata dall' opinione dello specialista presente, nel 17% dall'opinione dello specialista di turno, nel 2% dall'opinione di un infermiere laureato, il 15% proviene da un'intervista con i parenti, l'8% da un'autopsia, il 2% da altro, e il 21% non sono state specificate, nonostante il modulo d'iscrizione richieda esplicitamente al funcionario attestante di indicare il metodo adoperato.

E' evidente che nella maggioranza dei casi la causa di morte non e' stata fornita da uno specialista che abbia conoscenza dell'anamnesi del defunto. Nella codificazione delle cause di morte, StatsSA adopera il sistema WHO ICD-10, che segue il principio secondo il quale cio' che si vede e' cio' che viene codificato. Per quanto riguarda le procedure di codificazione e le linee guida di StatsSA, l'immunosoppressione viene codificata come immunodeficienza, non come malattia dell'HIV. Se gli ufficiali attestanti riportarono la causa di malattia sottostante come soppressione immunitaria acquisita, questo termine e' stato interpretato come malattia dell'HIV, e ha ricevuto il codice HIV (B20-B24). Se la parola HIV e' stata scritta sul modulo, anche questo e' stato codificato nel gruppo dell'HIV.

Dalle 17.500 morti codificate come malattia dell'HIV, 9.000 erano B20, e cioe', malattia dell'HIV che porta a malattie infettive e parassitarie; 5.000 erano B22, e cioe', malattia dell'HIV che porta ad altre malattie specificate; e 2.000 erano B24, e cioe', malattia dell'HIV non specificata. Nella classifica di tutte le cause sottostanti, 73.000 cause mal definite e sconosciute capeggiano sull'elenco, oltre a 69.000 casi di tubercolosi e a 43.000 casi di influenza e polmonite. Certamente secondo quanto affermato dagli esperti, la tubercolosi e la polmonite sarebbero le malattie indicattrici dell'HIV predominanti, ma nel caso della tubercolosi c'e' almeno un 50% di duplicazione. La convinzione di Duesberg e coll. secondo la quale la maggioranza delle morti codificate come HIV sono tubercolosi e polmonite convenzionali attribuite all'HIV perche' rilevate da un test, non trova alcuna conferma. Comunque sia, perche' sarebbe importante sapere se lo sono o se non lo sono?

Loro affermano per caso che la minoranza delle morti che non sono dovute ne' alla tubercolosi ne' alla polmonite sarebbero difatti morti causate dall'HIV perche' il test rileva un risultato positivo? Loro affermano per caso che una morte dovuta ad un cancro raro di qualcuno che ha avuto un risultato positivo sarebbe difatti una morte causata dall'HIV? Che cosa cambierebbe se StatsSA dovesse presentare le 200.0000 morti dell'HIV, se secondo Duesberg e coll. l'HIV sarebbe un virus passeggero innocuo, e tutte le morti codificate HIV perche' hanno avuto un'interpretazione positiva, sarebbero difatti morti dovute ad altre cause come la tubercolosi e la polmonite?

Cosi' come segnalato da Claus, non c'e' bisogno di avere una laurea in economia aziendale oppure in matematica per capire la logica assurda nell'impiego delle morti dell'HIV riferite da StatsSA come misura delle vere morti causate dalla malattia dell'HIV. Difatti il totale riportato da StatsSA deriva da un insieme di fattori, e cioe', da specialisti e da altri certificatori che credono nella propaganda e che sanno che i defunti avevano avuto un risultato positivo; dalle stesse persone che credono e sanno ma si rifiutano di registrare la morte come dovuta all'HIV a causa dello stigma, delle assicurazioni, ecc.; dagli specialisti e da altri che si rifiutano di registrare una morte dovuta all'HIV, nonostante sappiano che e' stata interpretata come dovuta all'HIV, perche' si rifiutarono ad accettare la propaganda; dalle morti di soggetti sieropositivi che non sono state registrate come dovute all'HIV perche' non c'erano prove a sostegno della precedente sieropositivita' del defunto; dalle morti mostrate come dovute all'HIV nonostante i test non fornissero alcuna prova, ma solo perche' la persona attestante credeva che essendo professionisti, loro erano in grado di rilevare i sintomi dell'HIV; dalle morti codificate come dovute all'HIV nonostante i test non fornissero alcuna prova, semplicemente per il fatto che l'HIV e' un secchio che raccoglie tutto di fronte all'incertezza nei confronti della causa delle morti. Nonostante non abbia mai conosciuto nessuno con la malattia dell'HIV, spesso incontro gente che mi assicura che la donna di servizio, oppure il collega, e' appena morto a causa dell'HIV, ma non interessa che la persona sia nata in un'epoca in cui tutta una generazione di gente, in specie nelle zone rurali, sia appena riuscita a sopravvivere all'infanzia con gli organi striminziti, e che al momento della morte viva relativamente nella poverta'.

Qui in Sudafrica, e' da diversi anni che ogni persona informata e' consapevole del numero molto basso di morti attribuite da StatsSA all'HIV, ma per quelli che hanno avuto un lavaggio di cervello per farli credere nella truffa, non fa alcuna differenza. Loro vedono che qualcuno deperisce, vedono l'aumento enorme nelle morti registrate tra i giovani, e sentono le voci unite degli esperti che, nelle parole di Bradshaw, Dorrington e coll., “sentono il dolore, conoscono la sofferenza”, oppure nelle parole appassionate del mio parroco “la gente muore”. I credenti, sia gli arrivisti sia la gente comune che ha avuto un lavaggio di cervello, mettono in ridicolo chiunque segnali le poche morti causate dall'HIV riferite da StatsSA, perche' sono circondate dalle prove a sostegno del fatto che il totale di StatsSA e' una schiocchezza completa, cio' che certamente e' vero, ma in un senso diverso da quello che capiscono i credenti.

Analogamente, l'uso che fanno Duesberg e coll. delle statistiche della popolazione e' una dispersione, e in definitiva, senza alcuna comprensione del vero scopo, e' controproducente sparare all'impazzata,  Certamente e' rilevante che non ci siano prove di corpi che si ammucchiano sulle strade, che non ci sia alcuna prova di popolazioni in calo cosi' come preveduto da tutti gli esperti, nonostante la stima della crescita nella popolazione sia un qualcosa di molto impreciso.

Persino Joyce Arthur, che non riesce a studiare le prove per prendere una decisione e per avere le proprie conclusioni, riconosce la vulnerabilita' dell'argomento della popolazione. Chiunque abbia conoscenza dell'economia politica sudafricana sarebbe in grado di sapere che dall'avvento della democrazia almeno un milione di cittadini non neri sono emigrati, e almeno cinque milioni di immigrati, per la maggioranza illegali, sono arrivati da altri paesi africani. Alcuni sondaggi calcolano un totale superiore ai cinque milioni.

Che il Sudafrica sia una societa' dalle frontiere chiuse dove le stime della popolazione possono essere fatte prendendo in considerazione le nascite e le morti registrate e' una nozione manifestamente sbagliata. Chiunque fosse stato presente nel nostro recentissimo censimento si avrebbe reso conto delle difficolta' nel calcolo della popolazione, e cioe', alcuni censori sono stati attaccati fisicamente nelle zone di probabile concentrazione di immigrati illegali, ed altri hanno portato a casa i moduli del censimento riempiti, facendo effettivamente lo sciopero perche' non sono stati pagati.

Dunque qual'e' il vero bersaglio contro cui Duesberg e coll. avrebbero dovuto sparare con precisione causando la distruzione devastante delle false premesse sulle quali si basa la polemica di Harvard? Difatti, questo bersaglio sarebbero le contraddizioni estremamente trasparenti nei dati di prevalenza e tra di loro presentati dall'industria per lunghi periodi, oltre alle morti vere registrate annualmente da StatsSA, e le relazioni matematiche e statistiche tra queste due fonti di dati pubblicati.

Cio' che e' essenziale per questa strategia sono le morti registrate da StatsSA, che indiscutibilmente mostrano un aumento significativo delle morti tra il 1997 ed il 2004, in specie tra le persone di eta' compresa tra i 19 ed i 49 anni. Persino un buffone semi-istruito come Snout riconosce la centralita' di queste prove per l'argomentazione fornita dall'industria, ed e' questa l'evidenza che costituisce la base dei modelli computerizzati, della propaganda dell'OMS e delle Nazioni Unite, e della produzione ideologica di arrivisti come Essex e coll. spacciata per erudizione accademica. Rodney Richards e' stato appunto il primo a sollevare questa questione nei suoi articoli originali del 2004 e 2005, in risposta alle affermazioni del consiglio sudafricano di ricerca scientifica, ed e' veramente sorprendente che in un articolo che ha a che fare con le statistiche sudafricane, Duesberg e coll. non riconoscano il lavoro di Richards nel loro lungo elenco di referenze.

Supponendo che lo scopo non fosse intenzionale, potrebbe essere attribuito soltanto all'ignoranza cieca della ricerca rilevante nel campo in cui loro affermano la loro competenza. Richards presento' prove concrete tramite una ricerca scrupulosa a sostegno dell'aumento radicale nelle morti registrate, e tramite la correlazione statistica dimostro' che non c'e' alcun rapporto tra le statistiche di prevalenza e la mortalita', oltre al fatto che sono state giustificate corretamente le sue previsioni secondo le quali i totali di mortalita' riferiti da StatsSA si sarebbero stabilizzati e calati.

Nei miei due articoli pubblicati su www.tig.org.za, ho ampliato il lavoro originale di Richards per dimostrare: che non c'e' stato alcun aumento della mortalita' infantile nonostante le cifre enormi nelle statistiche di prevalenza prima del parto; che le successive statistiche di prevalenza presentate dai principali organismi di ricerca sudafricani sono inconciliabili all'interno dello stesso ente e tra gli enti; e che basandosi sui dati cumulativi forniti dall'industria, l'ipotesi secondo la quale l'HIV e' uguale alla morte e' una impossibilita' matematica, come ad esempio nell'analisi del rapporto presentato nel mio articolo in risposta a quello di Harvard.

Nell'ultimo articolo sul negazionismo di Essex e del suo dottorando, che Duesberg e coll. hanno deciso di ignorare, Essex e coll. affermano che dal 1995 al 2005 il numero assoluto di morti aumento' da 321.000 all'anno a 780.000, radoppiando la mortalita' bruta da 8 a 16. Questa bugia spudorata potrebbe essere smascherata tramite un'analisi attenta delle vere statistiche e delle prove di completamento delle registrazioni, dell'impatto degli immigrati illegali, ecc., cosi' come da me presentato nel mio contributo al dibattito su Charlton pubblicato su www.the-tls.co.uk.

Tanto importanti quanto i veri dati sulla mortalita' e la loro mancanza di correlazione con i dati della prevalenza forniti dall'industria, sono le prove incontestabili delle contraddizioni assurde sia all'interno delle stime di prevalenza dell'organismo di ricerca sia tra queste stime, adesso sviluppate da Claus. Ad esempio, l'HSRC (il Consiglio sudafricano di ricerca nelle scienze umane), e basandosi su test reali, calcolo' nel 2002 una prevalenza di 300.000 nell'eta' compresa tra i 5 ed i 9 anni, mentre l'ultimo modello dell''ASSA (il collegio sudafricano di attuari) fa un calcolo di 30.000. L'HSRC mostra che dal 2002 al 2008, nell'eta' compresa tra i 2 ed i 14 anni la prevalenza calo' radicalmente (cio' e' successo dopo la pubblicazione delle mie lettere a dimostrazione della mancanza di alcun aumento nella mortalita' infantile), mentre l'ASSA fa vedere questa prevalenza in aumento costante. Dunque come si fa a spiegare l'aumento progressivo e costante nella prevalenza prima del parto secondo quanto riferito dal ministero della sanita', e cioe', dal 0,7% nel 1990 al 22,8% nel 1998?

Duesberg e coll. attribuiscono questo aumento ad una epidemia di test dell'HIV, e spiegano che e' da cento anni che esiste il virus passeggero e che ha un livello stabile in tutti i paesi, ma non spiegano i livelli che variano tra i paesi. Ad esempio, nella popolazione totale, i livelli variano dallo 0,003% in Italia, allo 0,3% negli Stati Uniti, e al 12% in Sudafrica. Visto le prove a sostegno dell'esistenza di contraddizioni massiccie, e della manipolazione dei dati sia sul piano locale sia su quello internazionale, oltre all'invalidita' e all'inaffidabilita' dei diversi test, possiamo essere sicuri che i dati del Sudafrica costantemente in aumento non riflettono alcuna misurazione scientifica attendibile.

Nonostante il fatto di aver dimostrato che l'aumento progressivo e' un miraggio, un artefatto dei test, e che il livello di prevalenza prima del parto e' stato sempre di circa il 30%, Duesberg e coll. continuano ad affermare che le epidemie in aumento graduale, in calo, o stabili sono, tuttavia, i quadri caratteristici delle malattie causate dallo stile di vita legato alle sostanze chimiche. Dunque possiamo concludere che il massiccio piu' alto livello in Sudafrica deriva da uno stile di vita legato alle sostanze chimiche, completamente diverso nei neri? Un'altra volta, non c'e' bisogno di una laurea in matematica per capire la logica assurda di Duesberg e coll.

Questo ci porta ad una questione fondamentale che deriva dall'intento di spiegare le statistiche nei confronti del virus passeggero, e cioe', l'interpretazione fondamentalmente razzista che ne deriva. L'ipotesi secondo la quale l'HIV e' uguale al virus passeggero e' cosi' fondamentalmente razzista quanto l'ipotesi secondo la quale l'HIV e' uguale alla morte. Kevin de Kock, capo dell'OMS, ha gia' ammesso che non c'e' mai stata e non ci sara' mai un'epidemia di Aids eterosessuale, eccetto naturalmente nell'Africa del Sud. Qui nel Sudafrica le statistiche di prevalenza vengono enormemente distorte nei confronti dei neri, ed i non africani quasi non vengono registrati nella scala.

In uno studio recente adoperando i test negli studenti, solamente uno fra 3.500 e' stato registrato sieropositivo. Nessuno ha mai sentito dire che un bianco sia morto della malattia dell'HIV, eccetto quelli di cui si afferma che sarebbero omosessuali o tossicodipendenti. Ma perche' il virus passeggero innocuo dovrebbe soltanto cavalcare sui neri? In un paese come la Germania, si calcola che c'e' un numero piccolissimo di sieropositivi. Cosa fornisce immunita' dal virus passeggero alle pelli pallide, non importa se vivono in Europa o in Africa? Qui nel Sudafrica, nonostante pressoche' venti anni dall'avvento della democrazia, abbiamo abbastanza problemi col pregiudizio razziale radicato, per aver bisogno di un virus che discrimina selettivamente. E' ironico che Peter Duesberg, un rifugiato dalla Germania nazista, contribuisca alla persistenza del pregiudizio razziale rifiutandosi di impegnarsi in un dibattito accademico trasparente e nelle questioni cruciali.

In definitiva, tuttavia, le contraddizioni nelle statistiche di prevalenza rendono impossibile argomentare a favore del virus passeggero. Non e' semplicemente che non ci sia alcuna evidenza a sostegno del rapporto tra le statistiche e la mortalita', ma anche nel tempo le contraddizioni inconciliabili nella stessa coorte rendono impossibile affermare che esista alcun metodo scientifico per misurare e per rilevare il virus. Come mai potrebbe esserci se lo si fa vedere presente il mercoledi' ma assente il giovedi', cosi' come ammesso da Montagnier? Qual'e' l'obiettivo di postulare un virus se non c'e' alcun metodo in assoluto per rilevarlo o per misurarlo?

Come tutta evidenza a sostegno del virus passeggero, Duesberg e coll. menzionano: la mancanza di alcun rapporto tra le percentuali di prevalenza prima del parto e la crescita della popolazione, il fatto che la misurazione dell'HIV sia stabile in tutti I paesi, il fatto che l'OMS affermi che l'HIV causa la morte in ventisette malattie conosciute precedentemente, il fatto che ci siano milioni di sieropositivi che non muoiono, il fatto che ci sia un gruppo di sieropositivi che costituiscono il 5% dell'esercito americano che non sono morti. Tuttavia, tutti questi argomenti sono tautologici, e cioe', non avvalorano la teoria del virus passeggero piu' che i milioni di sieropositivi in Sudafrica che non muoiono, oppure l'87% circa dell'esercito americano che nel 2004 erano sieropositivi. Ma come fa l'assenza di mortalita' a determinare che una misurazione casuale ed arbitraria indichi l'evidenza di un virus? Solamente potrebbero fare cio' i metodi scientifici definiti. Ma cosa intendono Duesberg e coll. quando dicono che questi metodi non bastano?

Nessuno mette in discussione il diritto di Peter Duesberg di proclamare fino alla morte il virus passeggero, e tra cent'anni puo' darsi che ci siano societa' Duesberg dedicate alla sua memoria e alla preservazione del virus. Cio' che mettiamo in discussione e' l'iniziativa scientifica ed il suo principio inerente nei confronti del dibattito trasparente e dello scambio intelletuale, liberi dalla censura e dal controllo dell'informazione, cio' che appunto costituisce la nostra critica verso gli arrivisti. Cosi' come Lawrence Schlemmer, mio collega deceduto di recente lo ha espresso, il dovere principale di un universitario e' quello di pagare qualsiasi prezzo all'inseguimento della verita'. Quando l'anno scorso scrisse a Peter Duesberg prima della mia visita a Berkeley, domandandogli se sarebbe disposto a discutere le statistiche con me, non accuso' ricevimento della mia lettera, nonostante offra il suo tempo generosamente ad ammiratori come Joyce Arthur. A suo merito, Dave Rasnick, gia' membro del gruppo TIG fondato da Anthony Brink, concordo' nell'incontrarmi anche se l'incontro non derivo' in alcun impegno per dimostrare l'evidenza statistica.

Christian Fiala mi scrisse per complimentarsi con me per una mia lettera sulle statistiche rivolta alla stampa, ma da quel momento in poi si rifiuto' ad intraprendere con Anthony o con Claus alcuna discussione sulle questioni scientifiche, mentre Crowe, il portinaio, non riesce nemmeno ad organizzare un convegno nella capitale degli Stati Uniti senza riscontrare un insuccesso inasprito. La nostra sfida dissenziente ha avuto la fortuna di trovare il sostegno di qualche giornalista coraggioso come Joan Shenton, Celia Farber, Neville Hodgkinson e piu' di recente Terry Michael, ma dove sono adesso che piu' che mai c'e' bisogno di denunciare senza censura? Celia si rinchiuse nel suo nido d'amore, e Joan accetto' l'appartenenza al comitato di Rethinking AIDS e anche l'aiuto finanziario per la preservazione del suo archivio, nonostante sappia che il Gruppo di Perth ed i suoi sostenitori si siano dissociati da Rethinking AIDS. A che punto un filantropo come Bob Leppo, studente di storia, comincia a mettere in dubbio il guadagno del suo investimento negli ultimi venti anni, per mettersi a valutare la fedelta' personale nei confronti dei valori eterni quale l'integrita' e la lotta per l'avanzamento della scienza?

Il 2012 e' giunto. La storia si ripete o avremo finalmente una svolta, nelle parole di Maniotis? Ogni soggetto e' in grado di rappresentare una parte nella determinazione dell'esito.

Auguri,

Chris Rawlins