ASSURDITA', INSULTI E CALUNNIE: IL PROF. DE HARVEN NEGA LE ACCUSE DI PLAGIO

CLAUS JENSEN

TRADUZIONE A CURA DEL TIG (www.tig.org.za)

 

“De Harven ha fatto di tutto per indottrinare la gente sul fatto che nel passato lui ha svolto un grande lavoro, e adesso sia Duesberg sia il Gruppo di Perth sono sbagliati e solamente lui e’ lo scienziato piu’ grande.  Il problema e’ che nel passato l’unica cosa che ha fatto e’ stata quella di contribuire a mandare a rotoli la ricerca sul cancro e adesso non riesce neanche a plagiare bene” (Il Gruppo di Perth, Gennaio 2012)

 

In uno scambio continuo di mail tra Steve Stannard ed il prof. Etienne de Harven, Stannard attiro' l'attenzione di de Harven sull'ultimo post da noi curato e gli chiese di farne un commento. Crediamo che la risposta di de Harven, davvero straordinaria, meriti di essere esposta per intero per due ragioni. La prima e' che vogliamo offrirgli ogni possibilita' di difendersi e di dimostrare che ci siamo sbagliati nella nostra valutazione dell'articolo da lui curato, e la seconda e' che la sua risposta illustra perfettamente la mentalita' dell'ortodossia di Rethinking AIDS.

"Buona sera, Steve Stannard,

Chiedo scusa per la tardiva risposta alla sua importante nota del 29 Dicembre! Scusi!

Devo dire che ero turbato da diverse questioni sollevate nella sua nota, e puo' darsi che quello sia stato il motivo per il quale esitai a rispondere immediatamente!

- Non so dove Val Turner riesce a trovare le sue citazioni, ma posso dirLe che non ho mai “ammesso di non aver mai isolato alcun virus”!!! Al contrario, durante pressoche' gli ultimi cinquant'anni (!) sono orgoglioso di essere stato in grado di ottenere una purificazione eccellente delle particelle presenti nel sangue dei topi svizzeri colpiti dalla leucemia Friend. E' vero che noi a quel tempo (e cioe', Charlotte Friend, Peyton Rous ed io!) eravamo convinti che quei virus erano esogeni! Tuttavia, mi farebbe il piacere di chiedere a Val Turner perche' alla fine degli anni 90 si complimento' con me quando riprodussi quella famosa immagine su “Continuum”, e perche' sembra che adesso lui creda che cio' faceva schifo!!! E' strano, non Le pare? (Le allego quella famosa immagine per il Suo archivio!!).

- Ero ben consapevole del fatto che negli anni novanta il Gruppo di Perth aveva analizzato alcuni dati riguardo ai virus endogeni. Tuttavia, questo non era il loro lavoro, proveniente dal loro laboratorio!! Loro avevano analizzato il lavoro di altre persone, percio' non capisco perche' avrei dovuto includere Ie loro analisi. Quando nel mio articolo apparso su JAPS parlai sugli HERV e sull'ADN in circolazione, citai accuratamente Lower (77) e Anker (85), che sono veri virologi/biologi molecolari, e che lavorano nel banco di un laboratorio!

- Le vecchie analisi a cura del Gruppo di Perth (“Speculazioni sull'ADN dell'HIV”) non si applicano in assoluto al mio articolo apparso su JAPS, perche' la nuova idea incontrovertibile nel mio articolo deriva dal fatto di aver associato gli HERV all'ADN in circolazione, qualcosa che il Gruppo di Perth non aveva mai accennato. Per piacere mi faccia sapere se riuscisse a trovare qualsiasi riferimento dove sia stata stabilita precedentemente quella associazione critica!!

- Lei dice che una nota che Val Turner scrisse a me ed a Andy Manniotis a Luglio 2008 e' una indicazione chiara del fatto che Val Turner non ignora il mio articolo del 2010!!

E' veramente strano!

- Per offrire una visione piu' recente, Lei mi spedi' quell'articolo di Claus Jensen che apparentemente e' stato presentato nel “The HIV Symposium”!!! Si trattava di un convegno scientifico? Stento a crederci!! Non basta mettere “La scuola di Atene” di Raffaello in cima per farlo diventare scientificamente valido!! Per piacere, mi farebbe la cortesia di dirmi chi ha promosso quel “Symposium”? Mi rifiuto di credere che Val Turner dia alcuna retta all'articolo di Jensen, che e' un accumulo di assurdita' ed insulti! Quando vidi quell'articolo per la prima volta, volevo intentare causa a Jensen per calunnie, ma ho migliori cose da fare col mio tempo! Val Turner dovrebbe sapere che la ricerca sull'HIV , confusa dagli HERV , e' stata rivendicata per prima nel 2008 dal laboratorio di Robin Weiss (cfr. l'articolo di Voisset, mio riferimento 92) e non e' “la mia rivendicazione principale”, come Jensen ha sottolineato molto stupidamente!!!

- Ho appurato con gli specialisti ortodossi dell'AIDS la mia difficolta' per trovare qualsiasi evidenza a sostegno del mancato gruppo di controllo chiave, e cioe', la ricerca della cosiddetta “carica virale” nei pazienti sieronegativi che non hanno l'AIDS, colpiti da malattie gravi (certamente, esclusi i bambini!). Sono stato in corrispondenza con Jay Levy trattando questo argomento, e ovviamente nemmeno lui e' riuscito a trovare un riferimento del genere..."

Se prendiamo l'inizio, il lettore notera' che de Harven parla soltanto di Val Turner, come se non ci fossero altri membri del Gruppo di Perth. Non sappiamo se questo e' dovuto al fatto che il Gruppo di Perth adopera l'indirizzo di mail di Val Turner, oppure perche' de Harven pensa che Val Turner sia l'unico membro del Gruppo di Perth che merita di essere menzionato, o semplicemente perche' ha dimenticato gli altri. L'ultima spiegazione sembra quella piu' probabile poiche' de Harven ha anche dimenticato gli articoli pubblicati da lui curati. Ad esempio, ci informa che “Non lo so dove trova Val Turner le sue citazioni”. La citazione in questione proviene da una lettera di de Harven postata sul sito di Rethinking AIDS, dove c'e' scritto:

"Questi famosi retrovirus della leucemia murina dei quali ho parlato cosi' tanto (forse troppo!) sono sempre stati interpretati come se fossero esogeni, nonostante la loro contagiosita' non sia mai stata dimostrata".

De Harven non solo dimentico' che lui stesso ha scritto, a sostegno della sua “nuova” teoria sull'HIV, sul fatto che lui non ha mai dimostrato la contagiosita' (infettivita') dei suoi “retrovirus” della leucemia, ma pare che nel momento in cui fece quella ammissione, lui dimentico' anche gli articoli originali da lui curati dove aveva rivendicato che si dimostro' che le particelle che purifico' erano virus perche' erano per l'appunto infettive. Ecco una citazione proveniente dall'analisi del Gruppo di Perth degli articoli originali di de Harven:

"Poiche' i filtrati iniettati trasmisero “una malattia che ha il carattere di una leucemia” (poiche' i filtrati trasmettevano la malattia, in particolare una malignita', cio' non vuol dire che i filtrati contenevano un virus, secondo quanto fece notare Rous nel 1911), e poiche' le particelle non si vedevano nei topi che non erano colpiti dalla leucemia, de Harven e Friend decisero arbitrariamente, su un articolo pubblicato nel 1960 , di chiamare la particella “particella di “virus” anziche' “somigliante ai virus””. “Tuttavia, le particelle verranno chiamate “virus” e non piu' “somiglianti ai virus” poiche' tutti i campioni sono stati controllati per quanto riguarda l'infettivita' e dimostrarono di essere in grado di trasmettere la malattia”".

L'ultima frase e' una citazione diretta dell'articolo a cura di de Harven e di Charlotte Friend. Poiche' adesso de Harven afferma che le particelle difatti non dimostrarono di essere infettive, dov'e' la giustificazione per chiamarle virus anziche' “somiglianti ai virus”?

In termini della teoria dell'HIV dell'AIDS, se ammettiamo senza prove che le particelle non infettive che assomigliano ai virus sono retrovirus endogeni, e anche accettiamo che esse sono in grado di trasmettere malattie, come facciamo ad affermare che “l'HIV” (una quantita' piu' che normale di ADN retrovirale endogeno in circolazione e di particelle, secondo de Harven) e' innocuo?

De Harven ha scritto quanto segue nell'ultimo paragrafo della sua lettera a Steve Stannard:

"Ho appurato con gli specialisti dell'AIDS ortodossi la mia difficolta' per trovare qualsiasi evidenza a sostegno del mancato gruppo di controllo chiave, e cioe', la ricerca della cosiddetta “carica virale” nei pazienti sieronegativi che non hanno l'AIDS, colpiti da malattie gravi (certamente, esclusi i bambini!). Sono stato in corrispondenza con Jay Levy trattando questo argomento, e ovviamente nemmeno lui e' riuscito a trovare un riferimento del genere..."

De Harven fa riferimento all'osservazione nostra e di Duesberg, secondo la quale se “l'HIV” fosse un retrovirus endogeno, per definizione sarebbe una componente del genoma umano e quindi i test PCR dovrebbero per principio essere in grado di rilevarlo in tutti noi. Abbiamo scritto precedentemente che pensiamo che de Harven abbia un buon argomento riguardo alla mancanza di gruppi di controllo per quanto riguarda la “carica virale dell'HIV”. Tuttavia, siccome de Harven definisce “l'HIV” come se fosse un qualsiasi ADN retrovirale endogeno in circolazione, rimane il dubbio del perche' non e' stata rilevato piu' spesso ad esempio nei bambini – persino nei bambini sieropositivi? (I bambini nati da madri sieropositive trattengono per diversi mesi gli anticorpi materni, motivo per il quale i test PCR vengono ritenuti piu' affidabili per i bambini). Lo stesso de Harven concorda completamente con l'argomento secondo il quale persino gli “individui normali” dobrebbero risultare positivi nei test di carica virale:

"Bingo! Ecco l'HIV!!!!!! Ma no, e' l'amplificazione di sequenze retrovirali endogene che sono presenti in tutti noi! Non ha niente a che fare con la presenza ipotetica di particelle retrovirali in circolazione! Non ha niente a che fare con qualsiasi “misurazione” della “carica virale”. Secondo quel metodo, tutti noi abbiamo un qualche livello di... “carica virale”!!! Davvero? Si', ma per evitare l'imbarazzo allo establishment, non c'e' mai stato ne pubblicizzato alcun gruppo di controllo nei confronti di Lei e nei confronti di me! Lei per caso conosce il riferimento di almeno un articolo dove un gruppo numeroso di individui “normali” siano stati studiati per quanto riguarda la “carica virale” tramite la misurazione della PCR? Io non lo conosco" (lettera di de Harven postata sul sito di Rethinking AIDS).

Adesso de Harven ha ridefinito “gli individui normali (come) Lei ed io” come “pazienti gravemente malati che non hanno l'AIDS”, e in piu' che i bambini “certamente” non soddisfano le condizioni. Ma sono assurdita'? Non proprio, perche' de Harven, sotto pressione, ha semplicemente “adottato” un'altro argomento del Gruppo di Perth, e cioe', che spesso le sequenze definite come “l'HIV” sembrano di presentarsi come conseguenza di processi patologici, o almeno come conseguenza di condizioni non comuni, motivi per i quali difatti non sono presenti in tutti “gli individui normali”. Se adesso de Harven ammette che il suo “HIV” lo si puo' solo trovare nelle persone gravemente malate, ha anche ammesso, per definizione, che non e' un retrovirus endogeno umano che fa sempre parte di tutti noi, anche se forse non sempre si trova in circolazione nel flusso sanguigno a livelli rilevabili.

Questo ci porta alla difesa di de Harven contro la nostra accusa di plagio. Eccola:

"Per piacere, mi farebbe la cortesia di dirmi chi ha promosso quel “Symposium”? Era un convegno scientifico? Stento a crederci!! Non basta mettere “La scuola di Atene” di Raffaello in cima per farlo diventare scientificamente valido!!"

I lettori riconosceranno lo snobismo vuoto, che adesso e' divenuto la risposta standard di qualsiasi membro del comitato di Rethinking AIDS nei confronti di qualsiasi sfida o richiesta d'informazioni : non hanno bisogno di valutarla se non e' stata pubblicata su un giornale scientifico. La risposta impulsiva di de Harven va persino oltre nel dire che un'accusa di plagio contro affermazioni pubblicate in pubblicazioni marginali come JPANDS oppure sul sito di Rethinking AIDS, deve avere un patrocinatore scientifico per essere valida. Di recente Marco Ruggiero ha espresso lo stesso sentimento in risposta alla critica da noi curata all'articolo rimaneggiato di Duesberg su Medical Hypotheses:

"Tutte le considerazioni che hanno scritto Chris Rawlins e Claus Jensen sono davvero interessanti. Avrei un suggerimento, perche' non le pubblicate su un giornale scientifico revisionato dai pari e catalogato su PubMed? Altrimenti, perche' non le presentate in qualche convegno scientifico internazionale sull'AIDS? Non e' difficile, lo garantisco, il prof. Duesberg, Bauer ed io stesso lo abbiamo fatto centinaia di volte. Se avete bisogno di un'affiliazione accademica, ve ne potrei fornire facilmente una temporanea. Il fatto di pubblicare fara' si' che le vostre considerazioni risultino molto piu' preziose per l'intera comunita' scientifica".

I lettori che sono familiarizzati col nostro post “Bauer e Ruggiero si accaparrano PubMed” possono essere scusati per pensare che questo sia un'auto satira volontaria, ma stati sicuri che non c'e' alcunche' di volontario al riguardo, poiche' Ruggiero crede veramente che una critica ad un articolo non pubblicato (o a quel tempo pubblicato di recente) che non e' apparsa su un giornale scientifico, sia un argomento impressionante (non so quale sia meglio).

Per vedere quanto sia vuota la presunzione di de Harven e di Ruggiero, si dovrebbe semplicemente dare un'occhiata alla loro risposta, qualora l'analisi o confutazione comparisse davvero su una pubblicazione scientifica. Ecco in primo luogo de Harven che si esprime sulla stessa accusa di plagio:

"- Ero ben consapevole del fatto che negli anni novanta il Gruppo di Perth aveva analizzato alcuni dati riguardo ai virus endogeni. Tuttavia, questo non era il loro lavoro, proveniente dal loro laboratorio!! Loro avevano analizzato il lavoro di altre persone, percio' non capisco perche' avrei dovuto includere Ie loro analisi. Quando nel mio articolo apparso su JAPS parlai sugli HERV e sull'ADN in circolazione, citai accuratamente Lower (77) e Anker (85), che sono veri virologi/biologi molecolari, e che lavorano nel banco di un laboratorio!"

Ma cosa si dovrebbe fare qualora la prova del proprio plagio dovesse soddisfare il criterio arbitrario di essere stato pubblicato su un giornale scientifico? E' facile, semplicemente si blocca in maniera analogamente arbitraria. Adesso gli articoli esaminati non contano, ma solo il lavoro “dei veri virologi/microbiologi che lavorano nel banco di un laboratorio!” Questo ci fa ricordare un'altra volta che Ruggiero si e' vantato di essere un vero scienziato perche' lui lavora presso un laboratorio reale mentre altri “parlano soltanto” (apparentemente Ruggiero ha dimenticato che la sua ispirazione piu' gloriosa, e cioe', il filosofo e ciarlatano postmoderno Jacques Derrida, “parlava soltanto”), ma ci fa ricordare ancora di piu' la risposta di Duesberg, nel momento in cui Joyce Arthur gli chiese perche' non aveva risposto ad una confutazione pubblicata sul giornale “AIDS and Behavior” nei confronti del suo articolo pubblicato sul Medical Hypotheses:

"Tuttavia, il nuovo articolo di Essex sul “negazionismo” e' al di fuori della mia competenza professionale, ed e' stato pubblicato su un giornale che si occupa di “comportamento”. Ne' “il negazionismo” ne' “il comportamento” fanno parte della mia competenza professionale attuale. Invece, sono uno scienziato che si occupa di fatti, di ipotesi e di teorie. Tuttavia, una volta che si e' stabilito il dibattito scientifico originale su un giornale scientifico, potrei cercare di fare un corso di “negazionismo” o di “comportamento” per capire se questo fosse qualcosa di rilevante per la scienza” (lettera di Dicembre 2011 di Duesberg indirizzata a Joyce Arthur).

Apparentemente, Duesberg non sa che esiste un qualcosa chiamata scienza del comportamento, almeno cosi' “dura” come l’hobby preferito di lui e di Bauer, e cioe', l'epidemiologia, che si occupa di fatti, di ipotesi e di teorie. Ma anche se Duesberg lo sapesse, secondo lui cio' non soddisfarebbe il criterio, poiche' la scienza e' qualcosa che si fa presso “il banco di un laboratorio!”.

L'ignoranza e la presunzione esposte in queste risposte standard nei confronti di qualcosa percepita come se fosse meno di una pura venerazione verso l'eroe, e' controproducente per diverse ragioni, ma principalmente perche' nessun dissidente, per definizione, e' impressionato da risposte del genere, similari in ogni particolare alle scuse fornite dall'ortodossia per non coinvolgersi con i critici. Nell'adoperare questa linea di argomentazione, Duesberg ed i suoi collaboratori identificano se stessi come antidissidenti. Loro anche identificano se stessi come ipocriti spregevoli poiche' i propri blog ed i propri siti sono pieni di lamentele riguardo al sistema di revisione dei pari, pieni di difese contro le accuse secondo le quali eserciterebbero la pseudoscienza, e anche pieni di difese contro le proprie credenziali (oppure contro la loro mancanza), nonche' pieni di lamentele riguardo al diritto di far in modo che i loro articoli vengano giudicati per i loro meriti, e pieni di appelli ai fini di condurre un dibattito aperto in qualsiasi foro, ecc.

Precedentemente abbiamo dimostrato il modo in cui il comitato di Rethinking AIDS, avendo Crowe come presidente, Duesberg come scienziato principale e Bob Leppo come finanziatore, ha creato un perfetto microcosmo dell'intreccio corrotto e che ha conflitti di interesse tra il denaro, la scienza e la politica che affermano di contrastare. Avendo Ruggiero nel quadro, adesso loro hanno anche creato un perfetto microcosmo dell'unico clientelismo dei membri, caratteristico dello establishment dell'HIV/AIDS. La falsa presunzione di Ruggiero, secondo la quale loro hanno pubblicato “centinaia di volte”, nonostante la pubblicazione di articoli dissenzienti riguardo all'HIV e all'AIDS sia pressoche' impossibile anche per coloro che hanno affiliazioni accademiche permanenti, credenziali formali impressionanti e buone connessioni. Cosi' come Duesberg stesso dice a tutti coloro che si prendono il disturbo di ascoltare, lui ha provato diversi altri giornali, ivi incluso JPANDS, che occupa l'ultimo posto tra i giornali, prima di doversi finalmente accontentare dell'inverosimile “Italian Journal of Anatomy and Embryology” (IJAE), il quale , per strana coincidenza, viene pubblicato dall'affiliazione accademica di Marco Ruggiero, e cioe', dall'Universita' di Firenze. Un'altra coincidenza strana e' che le “centinaia” di convegni scientifici internazionali sull'AIDS dove parteciparono Ruggiero, Bauer e Duesberg dal momento in cui Ruggiero divenne membro del comitato, sono stati anche essi eventi italiani, se non organizzati direttamente dall'universita' di Ruggiero.

Significativamente, tutte le relazioni di Bauer e Duesberg che sono state accettate dall'IJAE e dai convegni scientifici (difatti non piu' di una manciata) elencano come coautori gli studenti di Ruggiero ed i colleghi dell'Universita' di Firenze. Daniele Mandrioli e lo stesso Ruggiero diventarono magicamente distinti “coautori” dell'ultimo articolo di Duesberg, aggiungendo queste tre notizie italiane a caso, nonostante loro non abbiano niente a che fare con le versioni precedenti di quell'articolo:

"Di recente, sono state riportate cifre pressoche' identiche per l'Italia, dove l'AIDS e' anche limitato ai gruppi a rischio originali, e dove l'AIDS pediatrico e' virtualmente inesistente" (Ruggiero e coll., 2009).

"Sono state trovate mancate correlazioni similiari tra la mortalita' e la prevalenza dell'HIV. Tuttavia, il caso italiano si basa su dati reali piuttosto che su stime" (Ruggiero e coll., 2009).

"Uno studio italiano recente riferi' che l'alta tossicita' della terapia anti-HIV somministrata presto era stata responsabile della morte di 2000 pazienti di AIDS nel 1997" (Ruggiero e coll., 2009).

Non rimane nemmeno traccia del ruolo di coautori svolto dalle altre persone sull'elenco. Quello e' completamente in regola. Sebbene potrebbe occasionare un sorriso discreto, un dissidente non invidierebbe all'altro questi “cavalli di Troja”, e cioe', la pubblicazione su giornali sconosciuti sotto pretese ridicole, e cioe', di essere rilevante nei confronti dell’anatomia e dell’embriologia, oppure i modi artificiali di inzeppare elenchi di autori e di curriculum perche' non c'e' un’altra strada aperta. Dopottutto, l'ortodossia vive di questo tipo di favori reciproci e di pacche sulle spalle. Tuttavia, esultare su questo in questa maniera, esagerando in modo ridicolo la propria bona fides nella corrente principale per deridere o impressionare i compagni dissidenti, svela un'altra volta la mentalita' e lo spirito di Rethinking AIDS, e cioe', il fatto che e' profondamente anti-dissidente.

Nel caso dell'articolo di Duesberg, il Gruppo di Perth indirizzo' L. R. Hutton, direttore di JPANDS, verso le analisi critiche postate sul sito del TIG – ironicamente, le stesse analisi che secondo Ruggiero non hanno valore perche' non sono state elencate da PubMed. Solamente quello, e cioe', il fatto di prescindere dall'intero corpus scientifico del Gruppo di Perth, sarebbe bastato per guadagnarsi il riconoscimento come coautore dell'ultima versione dell'articolo di Duesberg secondo gli standard del comitato di Rethinking AIDS, ma la realta' e' che affinche' i dissidenti riescano ad ottenere “centinaia” di riconoscimenti come coautori, l'unica qualifica attuale importante e' quella di essere nelle grazie di Ruggiero e di Duesberg. Questa sarebbe la vera definizione del clientelismo corrotto della corrente principale, al quale Rethinking AIDS fa finta di opporsi.

Un fatto poco conosciuto, e cioe', poco conosciuto perche' non dovrebbe avere importanza tra i dissidenti, e' che almeno tre delle pubblicazioni di Rethinking AIDS su JPANDS, due di Bauer e una di Duesberg, sono state spedite al Gruppo di Perth per essere esaminate.

Tornando a de Harven, capiamo facilmente il modo in cui si svolge la pratica di citare il Gruppo di Perth come autorita', persino cercando ad un certo momento il loro consiglio e opinione, per poi cambiare idea e farsi beffe di loro perche' non sono veri scienziati. Apparentemente, de Harven e' dimentico del fatto che l'articolo del 1993   a cura del Gruppo di Perth, di cui penso' che era troppo dilettantesco per farne riferimento riguardo all'origine e natura dell'ADN dell'HIV, e' lo stesso articolo a cui de Harven fa riferimento quale autorevole, se non inequivocabile, sull'origine delle proteine dell'HIV:

"La difficolta' considerevole per isolare e purificare l'HIV e' stata riconosciuta gia' nel 1993 da Eleni Papadopulos e coll., e conclusero correttamente che senza una purificazione dell'HIV riuscita, la natura retrovirale delle “proteine indicatrici dell'HIV” era molto incerta. Papadopulos sottolineo' che queste proteine sono molto probabilmente cellulari, provenienti dagli abbondanti detriti cellulari nei campioni dell'HIV mal “purificati”" (de Harven su JPANDS, 2010).

Applicando i suoi criteri di validita' completamente arbitrari in questa maniera completamente arbitraria, adesso de Harven puo' affermare che nel 2008 Robin Weiss e' stato il primo a segnalare che i cosiddetti retrovirus endogeni complicano la ricerca sull'HIV, perche' sebbene nel 1993 il Gruppo di Perth abbia esplicitamente raggiunto quella conclusione, sono scienziati veri e degni di citare solamente per quanto concerne le proteine dell'HIV.

Questo ha solo un problema, e cioe', in nessuna parte nell'articolo citato Weiss e coll. affermano che gli HERV abbiano complicato la ricerca dell'HIV. Difatti, Weiss dice che gli HERV sono fattori contraddittori per la scoperta di retrovirus umani, ma non afferma affatto in nessuna parte che questo si applica al gia' scoperto HIV. Tuttavia, speriamo che questa sia solo una piccola difficolta' per de Harven, poiche' per lui la cosa importante e' riuscire a citare un vero scienziato che lavora nel banco di un laboratoro, nonostante la citazione sia stata inventata.

Poiche' adesso de Harven attribuisce a Robin Weiss, grato senza ombra di dubbio, la “nuova idea” secondo la quale gli HERV complicarono la ricerca sull'HIV, allora qual'e' il contributo di de Harven? Secondo lui stesso, ecco adesso a cosa si riduce:

"indiscutibilmente, la nuova idea nel mio articolo e' dovuta al fatto di aver associato gli HERV e l'ADN circolante, qualcosa a cui il Gruppo di Perth non hanno mai accennato".

In altre parole, se il genoma umano per certi versi e' composto da HERV, una frazione corrispondente di ADN umano circolante lo rispecchiera', ed i test della carica virale lo rileveranno. Cosi' com'e' stato segnalato diverse volte a de Harven, lui e' davvero il primo ad esporre “la nuova idea” secondo la quale i test della carica virale rilevano ADN retrovirale, poiche' ogni “vero scienziato che lavora nel banco di un laboratorio” insiste stupidamente che la carica virale rileva l'ARN piuttosto che l'ADN. Se si potesse convincere de Harven di assecondare tutti quegli scienziati che eseguono misurazioni di carica virale sull'ARN endogeno in circolazione piuttosto che sull'ADN, lui sara' in grado di trovare molti riferimenti a dimostrazione che l'associazione tra gli HERV e l'ARN circolante e' certamente stata fatta. Questo articolo del 2006 scelto a caso, tratta il collegamento tra infezione “dall'HIV” ed espressione degli HERV, cosi' come viene misurata dal test della carica virale. E' difficile immaginare come mai quello possa essere stato scritto se non era stato ancora accettato che gli HERV e l'ARN circolante fossero “associati” - e difatti, che “l'infezione dall'HIV” e l'espressione degli HERV fossero associati, sebbene, secondo de Harven, questi ricercatori non sarebbero stati in grado di distinguere tra l'HIV e gli HERV-K nei loro test di carica virale.

Parlando logicamente, se i test degli acidi nucleici non rilevano un retrovirus esogeno singolare, cosa potrebbero rilevare eccetto materiale cellulare in circolazione? "La nuova idea” di de Harven e' quella di segnalare che se si crede che una parte del genoma umano sia costituito dai cosiddetti HERV, naturalmente si crede anche che il diverso materiale cellulare in circolazione e libero di cellule sara' composto da quei frammenti di HERV. Se, come il dott.re Maniotis, si lascia da parte la parte virale del “retrovirus”, i test della carica virale verranno associati coi “retroidi” in circolazione. Se, come il Gruppo di Perth, non si concorda col chiamare  virus oppure retroidi questi elementi genomici, certamente gli HERV non verranno associati esplicitamente con l'ARN/ADN in circolazione, ma verranno chiamati piu' spesso semplicemente materiale cellulare. L'argomento e' pressoche' troppo triviale per essere sollevato, certamente troppo triviale per meritare un articolo scientifico basato su di esso.